Giacomo Buzzi Reschini

Viggiu’, 25 settembre 1881 – Torino, 4 agosto 1962

Giaocomo Buzzi Reschini

Figlio di un artigiano marmista, si reca giovanissimo a Torino per frequentare l’Accademia Albertina sotto la guida di Luigi Belli prima e di Leonardo Bistolf poi; presto però lascia la scuola per aprire un proprio studio.

A Torino riceve riconoscimenti ed onori: nel 1909 esegue due medaglioni e presenta all’Esposizione di Belle Arti le opere Non omnis moriar, Vana attesa, Stella Alpina (acquistata dal re Vittorio Emanuele III), mentre nel 1911 riceve la medaglia d’oro per due gruppi equestri. Dopo la prima guerra mondiale, Buzzi Reschini riprende la sua attività legandosi in amicizia a Canonica, Calandra, Bistolf, Pogliaghi ed Enrico Butti, suo concittadino.

Buzzi Reschini è stato artista geniale: se tutta la sua produ- zione è quali”cata dall’adesione alla tematica romantica, nelle opere di inizio secolo prevalgono risvolti liberty,
mentre in seguito si orienta verso forme più sobrie e monumentali, tipiche degli anni del “Novecento”. Della sua vasta produzione, si ricordano: L’Immacolata (1928), in travertino, con altezza pari a 5 m, per il Palazzo del Governatorato della Città del Vaticano;
i Santi Cirillo e Metodio per il Collegio Boemo a Roma; il Monumento ai Caduti di Chieri (1925), di Croce Mosso, di Bordighera, di San Damiano d’Asti (1927) e di Agliè; i Quattro Profeti (post 1930) per la facciata della chiesa dell’Annunciata di Torino, per la quale eseguì anche gli Angeli dell’interno e le porte con Storie della Vergine. il Supremo Giudizio nel Cimitero Monumentale di Milano, poi distrutto in un bombardamento nel 1943; L’ultimo bacio per il Cimitero Monumentale di Vercelli; Le tre Marie, La Messa dei Morti, Maternità, S. Sebastiano, La pietà, S. Francesco per il Cimitero di Torino; Le guardie al sepolcro (1957).

Negli anni Sessanta, a fianco del Museo Butti a Viggiù, fa costruire un nuovo padiglione con l’intenzione di ospitarvi la propria gipsoteca e i gessi di altri esponenti della
scultura viggiutese del Novecento. I suoi modelli sono infatti allestiti nella sala centrale e nella sala II dell’edifcio.