Invito Dorigatti V

Piermario Dorigatti: Luna nera ed altre visioni

 

A cura di Claudio Cerritelli

Museo Butti dal 23 giugno al 21 luglio 2019

Inaugurazione domenica 23 giugno 2019, ore 11.00

Orari d’apertura:

da martedì a venerdì 14.00-18.30, sabato 9.30 – 12.00 e 14.00-18.30 e domenica 15.00 – 18.00

VISIONI CROMATICHE

Nona e ultima presenza qui al Museo Enrico Butti di Viggiù che fa parte del progetto nato nel 2015, intitolato “9 Artisti Allievi di Gottardo Ortelli – Slittamenti del cuore”, curato dal critico d’arte Claudio Cerritelli. In questi anni abbiamo visto alternarsi gli altri otto suoi compagni di accademia e studenti di Gottardo Ortelli: Tetsuro Shimizu, Ayako Nakamiya, Elena Strada, Pietro Pasquali, Alessandro Fieschi, Rossella Rapetti, Marco Grimaldi e Misia de Angelis. Addentrarsi nel mondo pittorico di Piermario Dorigatti è come immergersi in un alveo irreale senza peso, fluttuante, che non ha un riferimento preciso, dove la navigazione che l’artista ci invita a percorrere è sconosciuta e sta a noi scoprire le varie forme antropomorfe che si presentano alla visione. Le fisionomie pittoriche ci suggeriscono dei rimandi figurativi sia con colori chiari come il rosa o l’incarnato o tramite i gialli, carichi di forze solari come la terra, o, addirittura, scuri e tendenti al viola come la luna nera riuscendo a fare da contrappeso pittorico a tutta la composizione. Il paesaggio, come tutto il progetto cromatico, è studiato e impostato con meticolosità calibrata perché pensata e ripensata in cui emergono strati di colore in precedenza stesi e dopo rimossi con altro colore. Il quadro diventa un luogo, un terreno di sperimentazione, dove Piermario Dorigatti si interroga sulla rappresentazione dei suoi soggetti e sul metodo di farli emergere in modo chiaro e convinto. L’avvicendarsi del segno in primis, e del colore poi, induce l’artista a non lasciare mai il suo soggetto iniziale, ma lo cambia ottenendo una sorta di metamorfosi in progressione: lo integra, lo cancella e lo ricrea dandogli continuamente ossigeno e alimentandolo con la sua tavolozza come un compagno di vita in un percorso senza fine. Ecco che trapelano i segni, le visioni cromatiche pungenti e riflessive, le figure sotto gli spessori del colore, schiacciate in un vortice analitico e letterario come se fossero racconti e citazioni nati forse tanto tempo fa – magari durante la nostra infanzia – e che riappaiono prepotentemente alla maniera di feticci, di forme antropomorfe fluttuanti non riconducibili a conoscenze scontate, ma suggerite dai nostri sogni in un contemporaneo divenire.

Giugno 2019

 

I.C.